India, un matrimonio singolare

Ero arrivato a Bombay per un incontro di lavoro che non sarebbe cominciato prima delle dodici, ma la differenza di fuso orario non mi lasciava dormire; così, un po’ incoscientemente, uscii molto presto dall’albergo, per osservare come il giorno avrebbe svegliato la città.A quelle latitudini, l’aurora insegue l’alba e il sole l’aurora: in pochi minuti da notte si fa giorno, in una fantasmagoria di luci e di colori.
Ero arrivato in una valletta sul cui fondo scorreva un torrentello, e un gruppo di persone, quasi indistinguibili nella primissima luce del mattino, sembrava prepararsi ad un rito.
Avevo la macchina fotografica al collo e d’istinto l’alzai, ma non scattai una sola foto.
Rimasi come incantato, a distanza, a guardare, fino alla fine. Nessuno fece caso a me.
Due uomini stavano accendendo un fuocherello di legna non lontano dall’acqua, mentre altri uomini, donne, bambini e bambine stavano agghindando con corone di fiori due vitellini.
Improvvisamente mi giunse alle orecchie una nenia dolce, serena, e forse un flauto la accompagnava, ma non riuscivo a distinguere chi cantava, chi suonava, mentre tutti si muovevano senza urtarsi come intrecciandosi.
Gli uomini che avevano acceso il fuoco presero un vitellino ciascuno e cominciarono a farli girare piano, separatamente, attorno al fuoco e poi nell’acqua, e di nuovo attorno al fuoco e nell’acqua, mentre tutti gli altri si erano disposti in due gruppi e cantavano. Ora sì, li vedevo bene cantare, ma le voci mi giungevano smorzate.
I due uomini avvicinarono i vitellini, li unirono con una lunga collana di fiori, e li portarono di nuovo, questa volta insieme, a girare attorno al fuoco e a scendere in acqua.
Appena risaliti sulla riva, gli uomini pronunciarono insieme ad alta voce alcune parole e i due gruppi si mescolarono, parlando fitto fitto tutti insieme, attorno ai due vitellini.
Nel giro di pochi minuti poi scomparvero tutti, esseri umani ed animali, il fuoco si spense sulla riva e il torrente continuò a chioccolare tra i sassi.
Ero molto curioso di sapere a che cosa avevo assistito e, tornato in albergo, chiesi subito.
La risposta mi intenerì: il vitellino e la vitellina erano stati “sposati” cerimonialmente al posto di un bimbo e di una bimba “promessi” dalle rispettive famiglie. La piccola era morta e il suo spirito non avrebbe trovato riposo, mentre al bimbo non avrebbe potuto essere destinata un’altra sposa. La cerimonia aveva risolto il problema di entrambi e delle rispettive famiglie.